Una bionda a mantrailing.

La bionda in questione non sono io, ma la mia bellissima ragazza dell’Est, alta, slanciata e quasi completamente muta, fatto salvo qualche sporadico grugnito di protesta e i suoi fastidiosissimi cigolii. Milla non abbaia. Cigola.

Abbiamo provato con lo scovo qualche volta e la sventola cecoslovacca va come un missile terra aria, fuori e dentro ai pruni, su e giù dai fossi. E li trova, eh. Ma sembra che sedersi di fronte ai figuranti guardandoli intensamente e piene di aspettativa non faccia parte delle segnalazioni riconosciute da nessun ente cinofilo, almeno per lo scovo. Perciò il progetto di avere uno dei pochi clc utili a qualcos’altro oltre che perdere materassi di pelo è abortito sul nascere.

Qualche tempo fa è partito il progetto della nostra istruttrice Sandra Fontana di avere un reparto sia sportivo che operativo di mantrailing nel K9, e noi bionde bipedi e quadrupedi ci siamo accodate con curiosità.

Ma che cos’è questo mantrailing e come funziona?

Il mantrailing è un tipo di ricerca che si esegue col cane agganciato ad un guinzaglio molto lungo (10 o 5 metri), gli si fa annusare il così detto “campione d’odore”: un oggetto o un indumento di una specifica persona e il cane cercherà lei e solo lei seguendo la pista percorsa dal disperso. In questo caso sedersi davanti al figurante pieni di aspettative è effettivamente un segnale accettato, come abbaiare o addirittura saltargli addosso.

Quindi un pomeriggio ci siamo armate di pettorina, guinzaglione di cinque metri, guanti da cavallo ricordo di una vita in cui la mia massima aspirazione era troncarmi l’osso del collo, molti wurstel e ceci (si, la slovacca va matta per ceci e fagioli, tanto se non son squilibrati non li vogliamo…) e siamo partite per vedere cosa fosse questo misterioso mantrailing.

La prima ricerca di Milla è stata su di me, con testimone d’odore la maglietta più sudata e puzzolente che sia riuscita a trovare: mentre Sandra la teneva per il guinzaglio le ho sventolato sotto il naso un wurstel e sono scappata dieci metri più in là, dove mi potesse vedere. Rischiando la vita e i recettori nasali, Sandra le ha messo sotto la mia maglietta e la bionda è partita a spron battente verso il cibo che tenevo in mano.

Bene.

A quel punto mi sono nascosta, Sandra ha ripetuto l’operazione e Milla è ripartita, più a memoria che a naso, ed è tornata nel punto in cui ero prima, ma -oh! Sorpresa!- io non c’ero. A conferma che i cani sono meglio delle persone, nonostante sia bionda ha deciso di usare quella sua testolina carina ed ha appiccicato il naso in terra, ha girato l’angolo e si è guadagnata il suo premio, con mia grande sorpresa.

Poi è stato il turno di Giulia che con Jenna ci ha fatto vedere come si segue una pista. Sandra ha nascosto me, mi ha fatto fare una lunga passeggiata su un sentiero, poi in mezzo ad un campo verso un palo, un angolo a novanta gradi verso un altro palo, attraverso un fosso e dietro un muretto. Lì ho aspettato che arrivasse Giulia con la sua superborderina. Non ho resistito e pur restando rintanata nel mio nascondiglio, le ho spiate durante tutto il tragitto: Jenna è partita, ha seguito il sentiero fino al punto esatto in cui ero entrata nel campo, ha proseguito seguendo i miei passi fino al primo palo, ha girato di novanta gradi perfetti verso il secondo palo esattamente come avevo fatto io ed è arrivata a me senza uscire mai dalla pista. Sono rimasta affascinata e l’ho riempita di premi, più entusiasta della conduttrice che non si aspettava niente di meno dal suo cane.

Poi è stato il turno di Allen, un enorme pastore tedesco che un tempo aveva problemi con persone e cani. Da quando lavora sembra siano notevolmente migliorati: ignora qualsiasi cosa gli sia attorno quando è sulla pista, concentrato e sicuro al guinzaglio con Valeria, è arrivato a me esattamente come Giulia e Jenna con qualche lieve sbavatura in più, ma comunque mi ha esterrefatto tanto che ho riempito anche lui di premi a manate. Se continuano a far fare a me la figurante, finiranno per avere cani motivatissimi ma grassi come vitelli da macello.

Non ho foto di Allen: sembra che io con la macchina fotografica sia incompatibile con Valeria ed Allen. Allora ci metto un Monty in protesta.

Sandra ha deciso di far provare Milla di nuovo, stavolta con me al guinzaglio e Valeria come figurante. Ci ha lasciato il suo gilet come testimone d’odore e si è andata a nascondere appena fuori vista, stimolandola a voce. Milla era già su di giri come una 500 ai blocchi che sta per gareggiare con delle f1: senza speranza ma convintissima.

“DEVI ATTACCARE IL GANCIO ALLA PETTORINAAAAAA” mi ha urlato Sandra mentre trattenevo Milla con la sindrome dell’aquilone. Come se fosse facile sganciare e riagganciare un cane che passa più tempo a mezz’aria che con almeno il 75% delle zampe a terra. Dopo un paio di tentativi e bestemmie sono riuscita a placcarla e a fare come mi diceva Sandra, e comunque la prima bacchettata sulle ditina me la sono presa. Milla ai blocchi, pronti attenti via! Passata radente sul gilet di Valeria, senza quasi il tempo di darle il comando per riconoscere l’odore (TRACK) e lei era già naso all’aria a cercare la figurante. All’aria. Andava a scovo, la furba, trainandomi con la forza di un Land Rover, facevo balzi che neanche il primo uomo sulla luna.

“NON SI CORRE A MANTRAILIIIIIIIING” altra bacchettata, preso e portato a casa anche questa. Fischia in mezzo ad un cespuglio di rovi, Milla sembrava non farci caso, io ho tirato giù un calendario sano. “Perché seguire la pista quando puoi tagliare in una zona impervia? È da quella parte, lo so, lo sento.” L’ho odiata. Gli altri ridevano mentre io cercavo di liberarmi dai pruni e lei già saltava addosso a Valeria, felice come un cucciolo in macelleria.

Dopo hanno lavorato Leo, un meticcetto pauroso e insicuro che ho conosciuto appena recuperato da un canile da Elena, che dopo aver lavorato su questi problemi con l’istruttore Simone Landi ed ha cominciato col mantrailing è diventato di una socievolezza e una simpatia che mai avrei sospettato. Non solo, è anche molto bravo e non sbaglia un colpo.

Mia, con Salvatore, (che di recente ha preso il brevetto di operatività per questa disciplina), con la sua calma e il suo solito aplomb da cane d’alta borghesia a cui tutto sembra fare un po’ schifo, quando mi ha trovata ha lasciato ai posteri l’etichetta ed ha infilato il muso nel sacchetto dei premi con molta poca signorilità.

Ho visto cani cambiati in questa disciplina. Cani felici di lavorare, che hanno acquisito sicurezza e responsabilità perché ogni tanto sono loro a guidare. Il mantrailing è un bello sport, i quadrupedi usano la testa, gambe e naso; i loro conduttori invece sono obbligati ad osservarli con attenzione, capire il linguaggio del loro corpo quando è teso nella ricerca o quando stanno cazzeggiando (perché lo fanno, uh, se lo fanno!) seguirli e fidarsi di loro, ma anche aiutarli. Va da sé che il rapporto ne giova visibilmente, un binomio da mantrailing deve essere non solo legato fisicamente dal guinzaglio, ma anche nella testa e nel cuore.

Per Milla vi dirò come andrà, per ora si diverte tanto e io sono felice.

Grazie Sandra.

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