K9 rescue nucleo cinofilo da soccorso -  onlus

I segnali calmanti.

segnali2La sciuramaria in questo articolo leverà il naso rosso da pagliaccio e metterà su gli occhialini da maestrina un po’ noiosa, non tanto perché l’argomento lo sia, ma per farvi capire la fondamentale importanza che questo tipo di comunicazione abbia nel rapporto che instaurate voi col vostro cane, e il vostro cane col resto del mondo.

Ovviamente questo articolo non ha alcuna pretesa di esaurire un argomento così vasto e complesso come i segnali calmanti, che a loro volta sono solo un aspetto parziale del linguaggio canino, ma solo il fine di mettervi una pulce nell’orecchio e magari farvi venire voglia di approfondire.

Vorrei cominciare con una citazione di Turid Rugaas (di cui vi consiglio di leggere qualcosa), pioniera e luminare della comunicazione canina:

I cani, essendo animali da branco, hanno un linguaggio per comunicare fra loro. Il linguaggio canino consiste in una grande varietà di segnali che utilizzano corpo, coda, faccia, orecchie, suoni, movimenti ed espressioni. […]

Se studiamo i segnali che i cani usano fra loro e li usiamo anche noi stessi, miglioriamo la nostra capacità di comunicare con loro.

I più importanti tra i segnali canini sono i “segnali calmanti” che sono usati per mantenere una sana gerarchia sociale e per risolvere i conflitti all’interno del branco”

Antecedentemente a lei, altri avevano studiato la comunicazione fra lupi, individuando i così detti “segnali cut-off” che nei branchi servono per interrompere un’aggressione. Gli autori e i loro collaboratori ritenevano che i cani non avessero la medesima capacità. Al contrario Rugaas sostiene, a ragione, che ne abbiano una più sottile, più adatta alla vita domestica dove non esiste la necessità di urlare e imporsi come nella vita selvaggia e piena di pericoli dei lupi.

Spesso i segnali calmanti nei cani sono movimenti rapidi come flash, e ci vuole molta attenzione ed esperienza per coglierli, motivo per il quale, forse, sono sfuggiti per così tanto tempo.

I cani, così come i loro antenati, sono animali cooperativi che tendono ad evitare e pacificare i conflitti (dato che raramente sono privi di costi per i contendenti), gestire il proprio stress e quello dei loro simili; a calmare e calmarsi, insomma. Ho già accennato alla fantasia cinofila per i nomi nell’altro articolo. Il loro linguaggio, per quanto impercettibile e rapido, è innato e universalmente comprensibile (almeno per gli appartenenti alla razza; per capirci, un cane cambogiano viene compreso perfettamente da un cane canadese e viceversa.)

Tutti i cani parlano. Tutti. Quelli che hanno cessato di usare questo linguaggio è perché lo hanno represso, magari perché sono stati puniti o aggrediti quando lo hanno usato; ma possono riappropriarsene facilmente con i giusti stimoli.

Rugaas, nella sua lunga carriera di istruttrice cinofila, ha individuato più di trenta segnali calmanti. Vediamone insieme alcuni:

Girare la testa è un movimento veloce della testa da un lato, oppure la testa può restare di lato per un po’. Si va da un gesto minuscolo, appena accennato, a una rotazione completa della testa.

Guardare altrove i cani trovano scortese o addirittura minaccioso il contatto visivo diretto, evitarlo indica il desiderio di non entrare in conflitto.

Socchiudere gli occhi avete mai l’impressione che il vostro cane vi faccia l’occhiolino? In realtà sta cercando di calmarvi perché magari lo state fissando da un po’ e comincia a pensare che siate arrabbiati con lui.

Voltarsi di lato o di spalle un cane adulto che si senta infastidito da un esemplare giovane ed un po’ troppo esuberante, può dargli il fianco o le spalle per farlo calmare.

Leccarsi il naso è forse uno dei più usati e anche uno dei più ignorati da noi esseri umani, non ci facciamo caso perché spesso è molto rapido e difficile da cogliere, ma esprime un forte disagio.

Muoversi lentamente e Immobilizzarsi. Sono due segnali calmanti molto forti, spesso si possono notare fra due cani che tentano un primo approccio e si avvicinano con movimenti lenti tanto da sembrare quasi non-movimenti, fino a congelarsi mentre l’altro lo annusa. Oppure: avete fretta, dovete andare a lavoro, siete in ritardo e richiamate il cane dalla passeggiata con voce dura, nervosa. Il vostro cane si avvicina con una lentezza esasperante, voi vi innervosite anche di più e il cane si ferma a pochi passi da voi, immobile. Sta cercando di calmarvi, ottenendo il risultato opposto perché voi non lo capite.

Inchino abbassarsi sulle zampe anteriori col culo in aria, se saltellano da una parte all’altra allegramente è un invito al gioco, se invece mantengono la posizione è un segnale di calma.

Sedersi. Segnale di calma fra i più forti, a volte dando anche le spalle.

A terra. Sdraiarsi sulla schiena a pancia all’aria è gioco o sottomissione, a seconda dei contesti. Restare con la pancia a terra è un segnale usato da individui di rango elevato per fare in modo di tranquillizzare gli altri; ad esempio in un gruppo di giovani esagitati che esagerano nel gioco, l’adulto può sdraiarsi e restare in quella posizione affinché la smettano.

Sbadiglio. No, il vostro cane non soffre di narcolessia, non sempre sbadiglia perché ha sonno, né perché si annoia. Lo sbadiglio è un forte segnale di calma, di norma può essere interpretato come “sono a disagio, smetti di fare quello che stai facendo, per favore?” Immaginate di essere in passeggiata, ad un tratto chiamate il vostro cane un po’ alterati, questo gira la testa di lato e sbadiglia. Non sta pensando “che noia, che barba questo qui”, piuttosto “ti prego non sgridarmi non ho fatto niente”.

Annusare. Due cani si incontrano, non si guardano neanche e cominciano ad annusare a terra, ignorandosi. No, non è la versione canina del nostro incontrare per strada qualcuno che non ci piace e far finta di non vederlo spippolando al cellulare per non dovergli rivolgere la parola, ma una vera e propria dichiarazione di pace: significa “non sono aggressivo, non voglio litigare con te”. Infatti, dopo un po’ di annusatine a terra, noterete che i due potrebbero decidere di avvicinarsi usando una

Traiettoria curva. Approcciarsi andando incontro ad un cospecifico o anche ad un umano frontalmente, infatti, è considerato scortese se non addirittura aggressivo. Se vi trovate davanti un cane che vi viene incontro dritto per dritto, vi consiglio di girarvi dandogli le spalle e non muovere un muscolo, ovviamente evitando di guardarlo negli occhi.

Mettersi in mezzo. Molto usato da cani adulti e competenti che, quando le distanze in un gruppo di cani cominciano a ridursi e le tensioni ad aumentare, potrebbe decidere di intervenire “tagliando” le traiettorie di due cani particolarmente tesi per evitare lo scontro fra di loro, dissipando in parte o del tutto l’aggressività. Un po’ come dire “dai via, non litigate.”

segnali

Come mai affrontiamo questo argomento, perché i segnali calmanti sono così importanti?

Non è solo per comunicare con loro, i cani li usano anche come risposta ad una situazione o un evento stressante, sono un metodo efficace per loro per gestire lo stress; conoscerli implica che saremo in grado di capire quando il nostro compagno è a disagio e potrebbe aver bisogno del nostro intervento. I cani sono come bambini, a volte devono essere lasciati liberi di esplorare, imparare e fare esperienze, altre volte devono essere protetti e tutelati. Un cane lasciato a sé stesso, non capito e stressato in un ambiente o un evento che lo minaccia o lo spaventa, prima o poi deciderà di rispondere con aggressività per allontanare o terminare la causa del suo stress.

Per la natura stessa dell’articolo, che dovrebbe essere breve e circostanziato, non mi metterò ad elencarvi le cause che possono provocare stress in un cane e come riconoscerne i sintomi; per questo argomento vi rimando al prossimo articolo, e mi avvio alle conclusioni.

Si è sostenuto, per anni, per decenni, che i proprietari dovessero essere dei leader e imporsi sui propri cani per farsi rispettare. Credo sia arrivato il momento di piantarla con queste sciocchezze. Il branco di lupi, i feroci lupi, comincia con due individui che procreano: sono genitori amorevoli e crescono lupi perfetti lasciando fino a quattro-cinque mesi i cuccioli fare ciò che vogliono senza che nessun adulto possa fargli niente di male (la così detta “licenza cucciolo”, come la chiama Rugaas). Quando i cuccioli crescono, alcuni se ne vanno per formare una nuova famiglia e quelli che restano mai mettono in discussione l’autorità naturale dei genitori: cacciano insieme, vivono insieme e si prendono cura delle nuove generazioni insieme, nel rispetto di chi li ha cresciuti, per tutta la vita. Noi possiamo scegliere se essere impositivi, aggressivi e maleducati coi nostri compagni e avere cani perennemente stressati, infelici, paurosi, aggressivi o addirittura malati (si, perché lo stress provoca l’insorgere di malattie anche gravi) oppure fare un piccolo passo nel loro mondo e “fare branco”, collaborare, assumere il ruolo di un genitore nelle loro brevi e meravigliose vite, capirli ed essere capiti, rispettarli ed avere indietro rispetto e amore al posto di timore e paura.

E VOI, COSA SCEGLIETE? 

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Incontri per la formazione cani da soccorso

comunicane corso protezione civile

A.S.D. “K9 UNIT COMUNICANE”
Organizza un corso gratuito per l’avviamento alla FORMAZIONE DEI CANI DA SOCCORSO
Pontedera 27 ottobre 2018 – posti limitati

Per conoscere ed intraprendere insieme il percorso per la formazione delle unità cinofile da soccorso. Educazione di base ed avanzata per cuccioli ed adulti, socializzazione, gioco, gestione nella vita domestica e molto altro!

Il 27 ottobre alle ore 8:30, presso il centro cinofilo, si terrà la presentazione di tutti gli interessati e dello staff che vi seguirà durante le lezioni. In seguito sono previsti otto incontri individuali infrasettimanali (in orari da concordare) oltre a tre sessioni di addestramento in bosco: il sabato o la domenica mattina.

Per ulteriori informazioni:

K9 RESCUE la nostra attività

Risorse: video, regolamenti e molto altro


Presso centro cinofilo:
“K9 Rescue Nucleo cinofilo da soccorso”
Docenti:
Resp. Nazionale sett. Sup. CSEN Simone Landi
Educatori K9 Rescue


Per ulteriori delucidazioni 3407215901

Iscrizione:

Prova per cani da soccorso IPO-R-E-FL ricerca in superficie ed OPERATIVO

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K9 RESCUE – Nucleo cinofilo da Soccorso organizza:



in data 01 dicembre 2018

Prova Obbligatoria per Cani da Soccorso per accedere alle prove OPERATIVE nella disciplina FL Superficie, Livello – E, secondo quanto previsto dal REGOLAMENTO IPO R

Giudice: GIOVANNI MARTINELLI (ANA)



in data 02 dicembre 2018 (solo nel caso raggiungessimo il numero previsto dal regolamento)

ESAME PER ABILITAZIONE PER LA RICERCA IN SUPERFICIE, secondo quanto previsto dal regolamento

(Si precisa che per partecipare è obbligatorio aver già superato IPO-R-E-FL)

1° Giudice: GIOVANNI MARTINELLI (ANA)

2° Giudice: da nominare



PER L’ISCRIZIONE (a numero chiuso, posti limitati) è necessario effettuare un pagamento di € 40 (salvo conguaglio) sul seguente IBAN IT65Z0856271130000010624484 intestato a K9 RESCUE, come causale inserire il nome del partecipante e riempire il sottostante form:

Per qualsiasi altra informazione potete contattare Simone Landi 3668749825

Collare, pettorina o collare a strangolo?

Sciuremarie a me! La sciuramaria che scrive vi chiama a raccolta per parlarvi di una delle più grandi guerre cinofile che si è scatenata negli ultimi anni, con tanto di bordate fra scuole di pensiero che la corazzata Potemkin ci mette solo a posto casa: la diatriba fra collare a strangolo, collare fisso e pettorina.


Innanzitutto qualche descrizione: il collare a strangolo, o anche ribattezzato dal politically correct “collare a scorrimento” è una catenella di metallo con due anelli alle estremità che, facendo passare la catena all’interno di uno dei due anelli, forma essenzialmente un cappio da forca. Il suo funzionamento si basa sul principio meccanico per cui, qualora il cane tiri, l’anello non agganciato al guinzaglio scorra (da qui il nome “a scorrimento”) riducendo il diametro del collare, di fatto chiudendosi sul collo del cane (da qui il nome “a strozzo” o “a strangolo”). Più il cane (o l’umano) tira, più il collare si stringe.


Il collare fisso è, come dice il nome, fisso (si, i cinofili non hanno una grande fantasia per i nomi, è già tanto che non chiamino il loro figlio “Figlio”, il cane “Cane” e così via) si tratta di una striscia di stoffa o cuoio che si chiude con una fibbia, una volta chiuso il cane può tirare quanto vuole, non fa nessuna magia di riduzione del diametro.


La pettorina è invece una serie di strisce di stoffa o cuoio, più o meno imbottite, che passa fra le zampe anteriori del cane, gira intorno alla cassa toracica e si chiude sulle spalle, alla base del collo, oppure sullo sterno e ricorda un po’ l’imbrago da scalata.


Embè? Direte voi. Embè, dirò io, i cinofili ci si strappano i capelli a vicenda con tanto di strilli, soffi e artigliate che le zuffe fra gatte paiono incontri diplomatici fra lord inglesi.

I gentilisti esigono almeno il collare fisso, poi, se arrivate al campo con al guinzaglio una pettorina con dentro un cane, in un minuto vedrete un istruttore zampe all’aria ai vostri piedi che cerca di farsi fare i grattini sulla pancia piangendo di gioia. I tradizionalisti invece usano il collare a strozzo (no, non sono per il camuffaggio semantico o politically correct che dir si voglia )

Ma perché le due scuole si massacrano su questi due cosetti? Ognuno non può ruzzare col giochino che gli pare e lasciar vivere gli altri? Teoricamente si, in realtà farebbe prima a nevicare all’inferno. Il collare è divenuto il simbolo delle due correnti di pensiero su cui si fondano le due scuole.

Cerco di spiegarmi e faccio un’altra piccola digressione sulle tecniche impiegate dagli istruttori per addestrare i cani: il rinforzo, che serve a fare in modo che un determinato comportamento si ripeta e la punizione che, invece, serve per inibire un comportamento e farlo scomparire. Tutto chiaro fino qui? Semplice, no? Benissimo, adesso allora vi confondo le idee. Esistono due tipi di rinforzo e due tipi di punizione: positivo e negativo. Positivo, nel quale aggiungo qualcosa; negativo, tolgo qualcosa, come in matematica.

Facciamo degli esempi da sciuramaria:

  • Rinforzo positivo – il cane cammina al piede, gli viene dato un boccone.
  • Rinforzo negativo – il cane non si siede, lo sollevo per il collare a strozzo fino a quando non mette il culo a terra e solo allora tolgo lo strangolamento e lo lascio respirare.
  • Punizione positiva – il cane non cammina al piede, strattone al collare.
  • Punizione negativa – il cane mi ringhia quando gli lascio la ciotola del cibo, gli porto via la ciotola.

Il metodo di educazione tradizionale predilige la punizione (non del cane ma del comportamento, dicono loro… certo, provate a strangolare il cane e punire solo il fatto che tira ma non il suo collo… Nota del Redattore) mentre il metodo gentile lavora sul rinforzo.

Vedete bene che le due scuole non possono tollerarsi a vicenda, la prima vede i wurstel come il fumo negli occhi, per la seconda il collare a strangolo è un disumano strumento di tortura; i primi pensano che i secondi siano solo una massa di incompetenti e cialtrone dispense di cibo e i secondi pensano dei primi che siano dei macellai repressi e violenti.


Chi ha ragione? Non lo so. Allora che scrivi a fare questo articolo? Non lo so. Posso esporvi una riflessione personale e condividere con voi i miei dubbi, però.

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Ho letto articoli sparsi di tradizionalisti che sostengono che il collare a strangolo non serve per fare del male al cane se usato bene. Ho cercato, vi giuro, di capire cosa significasse “usarlo bene” senza fare del male al cane. Pare che voglia dire dare tanti piccoli strattoni per richiamane l’attenzione, e ora una domanda mi sale in gola: i vostri cani conoscono il nome che gli avete dato? Avete cani sordi? Pronunciarne il nome non basta?

Ok, era più di una.

Oppure lo si può usare anche per una sorta di “punizione passiva”, ovvero, il cane che tira si strangola da sé mentre l’essere all’altro capo del guinzaglio sta fermo. Anche qui mi verrebbe da dire, imitando la voce di Fantozzi “come è umano lei” e, visto che esiste una cosa simile anche nel metodo gentile, un collare fisso non adempie ugualmente allo scopo? Soprattutto se, quando smette di tirare senza strangolarsi e si volta verso di me, lo faccio andare nella direzione che aveva scelto (rinforzo positivo)? È vero che la vita è dolore, ma è sempre necessario vivere nella minaccia per ottenere qualcosa?

Alcuni tradizionalisti, addirittura, sostengono che il collare a strangolo debba essere a maglie fini, perché (oltre a strangolare meglio e fare più male) con le maglie grosse il cane sente lo scatto della maglia e si ferma prima di ricevere lo strattone. Tante volte rischiassimo di avere cani un po’ più cognitivi di una lucertola.


Il collare fisso. Ne esistono di varie forme e colori, sceglietene uno che non sia con brillantini e paiettes, per favore, mettetelo al vostro cane e fate in modo che ci sia almeno lo spazio per far passare due dita: collare fisso non è l’abbreviazione di collare a strangolo fisso.


Pettorina. Parliamo un po’ di questa imbragatura da cani paracadutisti. A me non piace (Ci dissociamo dalla Sciuramaria: Noi preferamo la pettorina. Nota del Redattore) La trovo scomoda da mettere e ho sempre l’impressione di vedere una mortadella al guinzaglio, oltre che temere, almeno per quelle più economiche, che mi seghi il cane in quarti. Ricordatevi però che io sono sempre una sciuramaria, gente più preparata di me la trova l’ottimo per evitare strattoni accidentali e traumi al cane qualora si mettesse a tirare all’improvviso e perfetta per aumentare la comunicazione cane-mondo esterno ed in particolare con gli altri cani: in quanto lo lascia libero di inviare i famosi segnali calmanti. (seguirà articolo…)

I detrattori di questo involucro per insaccati (frequentemente sono tradizionalisti , ma non sempre) lo accusano di provocare danni alle spalle, alle giunture (non solo quelle del proprietario) e tante altre cose brutte e cattive che fanno peggio di una scollarata con lo strozzo.

In effetti a mia madre è venuta un’ernia con la pettorina: lei la usava come imbrago di sicurezza quando saliva a 18m sull’impalcatura che aveva messo per dipingere la facciata; in quell’occasione più che soffermarmi sull’uso scorretto dello strumento, le ho fatto notare che lei è il totale fallimento della teoria darwiniana, e io il colpevole prodotto di quel fallimento. Ma questa è un’altra storia.

Allora il collare a strangolo è satana? No. I miei cani hanno sempre avuto tutti il collare a strangolo. È il più semplice da mettere (basta allargarlo e le bestiacce se lo infilano da sole) esteticamente più bello e non ho l’impressione che mi stringa il collo (sciuramaria III, reprise. Si, sono una di quelle che se ha freddo copre tutti nel raggio di 500 metri).

Ma come, gentilista e poi… Metti il collare del demonio ai tuoi cani? Si, perché gli fa da collanina che mi garba tanto e lo aggancio al guinzaglio in modo che sia fisso e della misura perfetta affinché, in caso a Milla scattasse la retromarcia compulsiva, non le si sfili dalle orecchie: cosa impossibile da fare con un collare fisso se hai un lupoide o un doberman, che in alcuni casi hanno la circonferenza della testa uguale o addirittura più sottile del collo.

Quindi?

Quindi più che diatriba sui vari tipi di imbraghi per cani, direi di spostare l’attenzione su come si gestisce il guinzaglio in passeggiata, se si educa correttamente il cane, non correrà il rischio di impiccarsi neanche con un nodo scorsoio, perché non tirerà e basta; se invece il cane ritiene di avere la vocazione del cavallo da tiro, che abbia lo strozzo, il fisso o la pettorina, la passeggiata sarà una via crucis fra strattoni da lussazione della spalla per noi e colpi di frusta per lui anche con il collare fisso. Con la pettorina no, non prenderà colpi, ma avrà la forza di trazione di un 4×4: potete mettere i pattini e sperare in Dio, Allah e Shiva. Tutti insieme.

Sinceramente, più che i collari, io ho a uggia i guinzagli: appena posso, glielo levo. L’assenza del guinzaglio in passeggiata permette al cane di annusare ed esplorare in totale libertà e tranquillità, correndo se desidera farlo, giocando e divertendosi secondo la sua natura e trasformando la solita sgambatina per i bisogni in un vero momento di svago per proprietario e cane; migliora il legame perché è una cosa “da branco”, un’esperienza condivisa e piacevole; aumenta la comunicazione nella coppia perché se il cane vuole sapere dove siamo, dovrà per forza guardarci e leggere il movimento del nostro corpo per sapere dove andremo e cosa faremo e non perché è legato la noi da una striscia di cuoio di due metri, e noi dovremo fare altrettanto, ma soprattutto si scarica lo stress di una lunga giornata.

I cani sono il nostro tramite con il paradiso… sedersi con un cane su di una collina in uno splendido pomeriggio è come tornare all’Eden, dove non fare nulla non era noioso – era la pace. (Milan Kundera)

Ovviamente non è consigliabile slegare il cane nel parchetto sotto casa dove giocano i bambini e sperare che il nostro cane non li butti tutti in terra come birilli (se va bene) oltre che essere proibito per legge. Il cane va tenuto al guinzaglio laddove la legge lo impone: in parchi e luoghi pubblici, per strada e ovunque ci siano altre persone e cani, non solo per l’incolumità degli altri, ma anche per quella del nostro peloso.

Mi sento di sconsigliare caldamente anche sgambatoi e affini, perché, anche se il nostro cane è tanto buono, socievole e puccioso, non tutti i proprietari sono altrettanto responsabili ed a volte possiedono macchine da guerra senza rendersene conto. Inoltre giardia e altre malattie simili sono sempre in agguato in luoghi di aggregazione incontrollata. Meglio sacrificarsi un po’ e trovare un posto meno comodo da raggiungere, ma isolato e sicuro dove slegare il proprio cane.

Tornando agli strumenti da usare, al centro K9 Rescue la condotta la si insegna senza guinzaglio: una volta appresa, se ne inserisce l’uso. A quel punto diventa ininfluente tanto quanto ciò a cui è attaccata.

Cosa? Come? Direte voi. Insegnano la condotta al guinzaglio senza guinzaglio, va bene la crisi economica, ma così non è troppo? Ebbene si, ai cani viene insegnato quanto bello sia stare vicino al proprietario che a sua volta impara a comunicare con il suo disastro peloso.

Per concludere: non pensavo certo di risolvere l’annoso dilemma ma solo di farvi pensare un po’! Alla prossima

Si ringrazia la pagina fb di “disagio cinofilo” per avermi prestato del tutto inconsapevolmente alcune di queste immagini.

SOLD OUT – Occasione, gratis per te la soluzione ai problemi con il tuo cane

SOLD OUT – POSTI ESAURITI Occasione, gratis per te la soluzione ai problemi con il tuo cane: tira al guinzaglio, non torna al richiamo, continua a fare i bisogni in casa, non ti ascolta?

Il centro cinofilo K9 Rescue – Vab nucleo cinofilo da soccorso – Pontedera, offre gratuitamente due posti per un corso di educazione di base ai fini della formazione di nuovi educatori cinofili in affiancamento con un esperto istruttore.

Requisiti: nessuna esperienza e flessibilità negli orari.

Per informazioni 3668749825

Le nostre attività

Proseguono anche nel periodo estivo le attività di mantrailing, scent game e rally-obedience.

Per chi fosse interessato si riporta di seguito il calendario delle attività:

Lunedì a partire dalle 18:30 scent game (presso il centro cinofilo)

Mercoledì a partire dalle 18:30 mantrailing

Venerdì a partire dalle 18:30 rally-obedience (presso il centro cinofilo)

Per informazioni Sandra 3384357394

La sciuramaria al corso educatori

Innanzitutto, chiariamo. Cos’è -o meglio, CHI è- una sciuramaria?

ti presento il cane

Chi ha letto almeno un articolo di Valeria Rossi, lo sa già, ma per chi non lo avesse mai fatto (disonore su di te, disonore sulla tua mucca) urge chiarimento. Una sciuramaria è colui -o colei- che pur non intendendosi di cinofilia a nessun livello, ha opinioni sempre tragicamente sbagliate e legate ad una visione retrograda della gestione del cane, farcita di luoghi comuni superati come una cinquecento a Maranello. Per farla breve, una capra che si crede un cavallo da corsa. Una che, se il cane tira al guinzaglio, gli leva il malocchio con una ciotola d’acqua e tre gocce d’olio. Intesi?

Ecco. Io ero una sciuramaria. Ho avuto due cani in croce nella vita ed ero convinta di essere S. Francesco. Peccato fossero dobermann, una razza santa che ama e obbedisce anche all’umano più insignificante se ha la sfortuna di averlo come proprietario.

 

Poi è arrivata Milla, la lupa cecoslovacca di qualche articolo fa, e sono arrivati anche i problemi. Cane indipendente, diffidente, problematico, con una grande propensione al gesto dell’ombrello qualora un comando non collimasse con i suoi programmi: “scusahaidettosedutanontihosentitoooooooo” mentre correva pancia a terra in mezzo a un campo a rincorrere “saddio” che animale molto, ma molto più interessante di qualsiasi cosa potessi fare o dire.

Lì è cominciata la mia dolorosissima presa di coscienza del fatto che io, di cani, non avessi capito un esimio cavolo.

Mi ritrovo quasi per caso al campo con questo tizio, educatore, istruttore, formatore di unità cinofile, giudice di non so quante associazioni nazionali e un curriculum lungo una quaresima che, all’improvviso, comincia a dirmi cose strane come “metodo gentile” “premio” “il cane deve divertirsi“. No aspetta, cioè. Mi stai dicendo che se il cane non ti cammina al fianco non bisogna sciagattarlo di strattoni col collare a strangolo? Si, me lo stava dicendo.

Questo tizio antipaticissimo sbucato dal risultato di un calcolo combinatorio delle improbabilità stava stravolgendo tutte le mie sacrosante convinzioni maturate in MESI di frequentazione del ragguardevole numero di UN campo di addestramento a stampo nazifascista.

IMG-20180606-WA0000.jpgMa guarda. Se convinco il cane che quello che facciamo insieme è fichissimo e divertentissimo poi mi sta vicino senza che mi strappi le corde vocali o i legamenti. Stupefacente. Milla ha smesso di credersi la yamaha col 46 stampato sopra quando la portavo in passeggiata (rigorosamente senza guinzaglio) ed a voltarsi per vedere dove fossi e cosa stessi facendo e, incredibile, una volta ottenuto il suo interesse, ogni attività è diventata più facile. Il mio disastro a quattro zampe mi stava ascoltando.

 

Con questo tizio antipaticissimo, che d’ora in poi chiameremo col nome di fantasia datogli dalla madre all’anagrafe, diventato nel tempo il mio migliore amico e compagno in eventi al limite del paranormale, gestiamo un caravanserraglio di tre cani storti e un gatto e, vista la situazione critica, un giorno viene da me con un’idea brillante: “organizzo un corso per educatori cinofili, perché non lo fai anche tu?

E lí è tornata fuori tronfia la sciuramaria che si era solo nascosta temporaneamente in me: “Ma.. Ma… Il lavoro… La casa… I cani… Le cavallette!

Simone: “fallo” e io, inamovibile: “ok“.

Da quel momento sono entrata in una girandola di ore al campo, studio di dispense e pomeriggi a cercare di convincere il disastro peloso che ripetere per la centottantesima volta lo stesso stupido esercizio sarebbe stato fichissimo. Ah. Lo sapevate? I clc NON GIOCANO, vale a dire, mentre i cani normali possono essere premiati con il sociale, il cibo e il gioco, per i lupi cecoslovacchi l’ultimo non è un’opzione: prima lezione che ho imparato al corso. Risultato? Milla durante la preparazione del nostro esame è diventata un felicissimo barile con un ego spropositato.

 

IMG-20180606-WA0001.jpgSiamo arrivate comunque alla fine di questo percorso senza che a me venisse una crisi di nervi per la carenza di sonno e a lei un infarto per le coronarie intasate. Adesso le sciuremarie mi chiedono perché non accarezzo più ogni singolo cane che incrocio, perché non corro più loro incontro a braccia spalancate urlando come una cerebrolesa “beeeeellliiiinoooooo“, perché non prendo in collo i cuccioli che sono tanto pucciosi, perché non faccio più un sacco di cose… “Ma ti piacciono i cOni?” (tanto per citare anche ‘the snatch’) Certo che mi piacciono i cOni, mi piacciono tantissimo, ma, a differenza della sciuramaria che ero prima, comincio a capirli.

Quando mi guardano mentre vado nella loro direzione e strizzano gli occhi, girano la testa e si leccano il naso, capisco che non hanno tutta questa voglia di essere toccati da un’estranea e giro larga. Alla lunga mi sono accorta che quasi tutti i cani non amano le interazioni con chiunque. Che i cuccioli hanno paura di questi giganti che basculano su due zampe e che li sovrastano minacciosi emettendo suoni incomprensibili. Che solo perché sono cani, non siamo automaticamente autorizzati ad invadere il loro spazio, non si sentono meno infastiditi o minacciati di una persona.

Quindi, semplicemente evito, proprio perché mi piacciono.

Ora vi chiederete perché, visto che ho un bel diplomino di educatore cinofilo, il mio nome non compaia fra gli educatori di questa associazione, ma saltuariamente solo in qualche foto qui e lì. Non che sia più brava come fotografa che come educatrUce, ma vi ricordate le mie inattaccabili motivazioni per non fare il corso? Il lavoro, la casa, i cani e le cavallette? Beh, non ho materialmente tempo di passarne tanto quanto sarebbe necessario a completare la mia formazione teorica con dell’esperienza sul campo trotterellando dietro a Simone, e non posso fare un lavoro nel quale farei più danni di quanti potrei risolverne. A fare fotografie danni non dovrei farne, almeno, non di quelli irrimediabili. Dimostrazione palese che non sono più una sciuramaria, o almeno ho sviluppato una coscienza cinofila.

Ma lasciatemi fare la sciuramaria istruita l’ultima volta: leggete. Frequentate corsi, anche da esterni, ascoltate più campane che potete, fatevi un minimo di educazione cinofila. Oltre che per voi, perché c’è un mondo sommerso nel vostro cane che è meraviglioso da scoprire, soprattutto per lui (o lei), che sicuramente riuscirete a capire meglio e rendere più felice.